Sul sagrato della Basilica di San Pietro un uomo si inginocchia davanti alla sua donna e le porge un astuccio con un bellissimo anello. Pronuncia parole che arrivano da una storia lunga e commovente: «Sono la tua croce da cinquant’anni, tu sei da sempre la mia resurrezione». Accanto a loro un gruppo di amici sorridono, applaudono, gridano «Viva gli sposi!». Una scena inconsueta e sorprendente accaduta pochi giorni fa, domenica 14 dicembre, al termine della Messa celebrata da papa Leone XIV per il Giubileo dei detenuti, al quale Patrizia e Raffaele - questi i nomi dei due protagonisti - avevano partecipato nella basilica di San Pietro. Lei, del tutto ignara del dono che avrebbe ricevuto, era arrivata da Napoli, lui da Milano con il permesso dal magistrato di sorveglianza, e si sono dati appuntamento in San Pietro. Da nove anni Raffaele è detenuto nel carcere di Opera dopo essere stato recluso in vari penitenziari: sulle spalle porta due condanne a trent’anni (di cui quaranta già espiati) e un passato costellato di reati consumati nella sua Napoli, dove era diventato celebre per l’abilità con cui penetrava nei caveaux delle banche e delle gioiellerie per portare a segno i suoi colpi.

La famiglia di Raffaele è originaria del rione Forcella, ma lui appena nato conosce il carcere, la madre infatti lo allatta a Poggioreale dove si trova rinchiusa per una condanna. «A casa mia regnava la miseria – racconta –. Dovevo procurare il pane per me e i miei fratelli, per questo già da bambino ho cominciato a delinquere e sono finito in riformatorio, da dove sono fuggito ma dove mi hanno riportato. La mia è stata un’infanzia negata». Poi, da maggiorenne, ha inanellato una catena di reati fino a quando l’hanno pizzicato ed è finito in carcere da dove usciva ed entrava, sempre seguendo strade sbagliate. Oggi ha 67 anni, due terzi della vita li ha passati in cella e lei, Patrizia, gli è rimasta sempre fedele compagna. «Dal nostro amore, nei brevi periodi di libertà, sono nati cinque figli, oggi ho dieci nipoti e da due anni sono pure bisnonno. Nel 1985 ci siamo sposati civilmente, ora vogliamo consacrare il nostro legame davanti a Dio, ho scelto il giorno del Giubileo dei detenuti per regalarle l’anello. Patrizia per me è proprio un dono della Provvidenza, ha cresciuto i nostri figli facendo da madre e da padre. Tutti si sono laureati e lavorano, grazie al Cielo non hanno seguito le mie orme».

Raffaele sostiene che, a suo modo, è sempre stato credente. A suo modo, appunto: «A Dio mi raccomandavo perché andassero a segno le mie imprese criminali, era una fede malata. Poi è stato Lui a prendere l’iniziativa e ho scoperto la fede, quella vera, soprattutto grazie ai volontari che ho conosciuto in carcere e che mi hanno accompagnato sulla strada del cambiamento. Loro sono i miei angeli custodi».

Al Giubileo dei detenuti è arrivato in compagnia dei volontari di Incontro e Presenza, una realtà che opera da molti anni nelle carceri milanesi e che lo aveva invitato all’evento insieme ad altri reclusi. Durante la detenzione la sua vita ha preso una direzione nuova: ha completato gli studi superiori, si è iscritto al corso di laurea in Scienze dei beni culturali e tra poche settimane discuterà la tesi. «La cultura mi ha aperto la mente, mi ha dato gli strumenti per conoscere e giudicare. Vivo in carcere da tanti anni ma ora sono un uomo libero, la fede e la cultura mi hanno fatto evadere». Raffaele fa parte della redazione di “Cronisti in Opera”, un giornale scritto dai detenuti del penitenziario milanese, nell’ultimo numero ha firmato quattro articoli, uno dei quali racconta la sua partecipazione, insieme ai volontari, al pellegrinaggio a piedi da Milano a Trivolzio, dove sono venerate le spoglie di Riccardo Pampuri, medico dei Fatebenefratelli morto a 33 anni e proclamato santo da Giovanni Paolo II: «Ha molte somiglianze con Giuseppe Moscati, veneratissimo a Napoli, anche lui santo e medico e molto attento alla condizione dei poveri. Per questo stanno entrambi nel mio cuore».

Non c’è solo la “sorpresa dell’anello” che ha reso speciali le giornate romane di Raffaele: dopo avere ascoltato la sua testimonianza durante un incontro organizzato alla vigilia del Giubileo dai volontari di Incontro e Presenza, Antonio - un uomo rimasto vedovo da alcuni anni - ha deciso di regalargli la sua fede nuziale perché lo accompagni nel cammino. «La mia l’avevo persa in carcere – sorride Raffaele –: mi ha commosso quel dono inatteso, ricevuto da una persona che neppure conoscevo e che mi ha fatto sentire ancora più vere le parole che il Papa ha detto durante la Messa del Giubileo: “Il Signore è vicino, cammina con noi e, con Lui al nostro fianco, sempre qualcosa di bello e gioioso accadrà”. È accaduto, ed è il regalo di Natale più bello che potessi immaginare. (articolo scritto da Giorgio Paolucci e pubblicato su Avvenire)

Il Giubileo dei detetenuti 2025

Il Giubileo dei detenuti è stato un momento liturgico e simbolico dedicato alle persone recluse nelle carceri, alle loro famiglie e a chi lavora nel mondo penitenziario. È stato l’ultimo grande evento dell’Anno Santo 2025, con una Santa Messa celebrata da Papa Leone XIV nella Basilica di san Pietro alla presenza di migliaia di partecipanti — detenuti, operatori, agenti e delegazioni da una novantina di Paesi.

Il significato e i messaggi principali

1. Misericordia, dignità e speranza:
Il Giubileo è fondamentalmente un tempo di misericordia e perdono. Anche per chi è carcerato — persone spesso dimenticate dalla società — la Chiesa ha voluto sottolineare che nessuno va perduto e che per tutti c’è possibilità di riscatto e futuro. Questo è stato il cuore del messaggio di Papa Leone XIV nella sua omelia: la giustizia non si esaurisce nella punizione, ma è un processo di riparazione e riconciliazione.

2. Richiami alla realtà concreta delle carceri:
Il Papa non ha evitato di parlare delle criticità del sistema penitenziario — come il sovraffollamento, l’assenza di programmi di formazione e reinserimento sociale — ma le ha presentate nella prospettiva di una chiamata alla responsabilità collettiva e alla speranza.

3. Apertura al futuro e possibilità di “nuovi inizi”:
Nel pensiero giubilare c’è un richiamo biblico: il Giubileo originario prevedeva la liberazione degli schiavi e la cancellazione dei debiti. Per questo motivo, sia Francesco che Leone XIV hanno auspicato che in alcuni Paesi possano essere concesse forme di amnistie, indulti o opportunità concrete di reinserimento.

Incontro e Presenza si è recata in pellegrinaggio a Roma con un centinaio tra volontari ed amici in detenzione. Il 13 si è svolta una assemblea con Padre Lepori, Abate dell'Ordine cistercense e da anni impegnato nell'incontro con la detenzione e poi l'associazione ha partecipato alla Messa della domenica in San Pietro.

Incontro e presenza collabora con il Comitato per la celebrazione degli 800 anni dalla morte di Francesco D'Assisi ed in questa ottica ha organizzato - tra molte altre iniziative in progammazione - due eventi nel Carcere di Milano - Bollate.

Agli eventi vi è stata la partecipazione sia di volontari che di persone in detenzione, a testimonianza di come la figura di Francesco sia sempre segno di unità e di ricerca del vero.

Come accade ormai da una quindicina di anni, l'associazione ha permesso di raccogliere gli alimenti per la "Giornata della colletta alimentare" del Banco Alimentare negli istituti penitenziari dove è presente. A Bollate, Opera, Monza, Bergamo ed in altri istituti i volontari di Incontro e Presenza hanno raccolto gli alimenti donati dalle detenute e dai detenuti che poi sono stati portati ai magazzini del Banco.

Ma alla domanda che ogni volontario conosce "e a noi chi ci aiuta?", dentro un penitenziario diventa più difficile rispondere, o smorzare con una battuta. [...] Vi lascio immaginare quante cose abbiamo dovuto restituire perché impossibili da conservare, altre invece non abbiamo avuto il cuore di rifiutarle perché i loro occhi parlavano della letizia di donare (espressa in maniera composta, a volte burbera o disordinata).

Da questo articolo sul sito del Banco si legge lo spirito di chi - anche quest'anno - ha aiutato un grande gesto di presenza e carità.

Anche quest'anno il 1 novembre presso il Pime - Pontificio istituto missioni estere di Milano, in via Mosè Bianchi, si è svolta la giornata di inizio anno di Incontro e Presenza.

All'assemblea sono stati invitati Ernesto Balducchi, socio fondatore della associazione e reduce del periodo del terrorismo, ed Ignazio Ronchi, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII.

L'incontro, moderato dal Presidente della associazione Fabio Romano, ha visto gli interventi dei due relatori seguiti da domande ed interventi da parte dei 100 soci presenti. Ernesto ha raccontato del percorso di chi aveva vissuto il terrorismo in Italia, arrivando poi ad una conversione di vita e pensiero ed alla iniziativa di aiuto ai detenuti.

Ignazio ha esposto il carisma e il progetto della Comunità Papa Giovanin XXIII e delle CEC, le comunità aperte che seguono l'esperienza di case di accoglienza "aperte" per detenuti in fine pena. questa esperienza è un punto molto importante per un salto di qualità della rieducazione detetentiva e per fare emergere una strada nuova del trattamento, dove i detenuti che gestiscono e vivono insieme un alloggio si mettono alla prova fortificando le proprie esperienze di vita e di re-inserimento sociale.

Alla fine un bellissimo momento di convivialità tra soci.

All’Auditorium Allianz MiCo si è svolta la Cerimonia di Premiazione del Premio Costruiamo il Futuro 2024 – Milano e Città Metropolitana VIII Edizione.

L'associazione Incontro e Presenza è stata premiata durante una giornata ricca di sorprese e ospiti.

Giornata di inizio d'anno Incontro e Presenza

Presso Santa Maria in Dergano si è svolta il 19 ottobre 2024 la Giornata di Inizio d'Anno di Incontro e Presenza.

Ci sono state testimonianze ⁠di Paolo Foschini, di Giorgio Paolucci sulle ripartenze e la testimonianza di Mattia, detenuto ad Opera protagonista di una ripartenza e di Enzo di Bollate.

Ha presieduto la Giornata il Presidente Fabio Romano

Sabato 14 novembre 2023 si è svolta a Milano la Giornata di inizio anno della Associazione

Sono stati invitati Giovanni Iovinella e Paolo Tosoni a raccontare di due esperienze sulla detenzione.

Dopo l'Introduzione del Presidente della Associazione Fabio Romano, Giovanni ha raccontato la sua esperienza presso il Carcere di Nisida mentre Paolo la Sua esperienza da avvocato penalista di Milano.

Ecco alcune foto dell'evento, cui è seguito un momento di convivialità.

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